Sbagliando si impara, anche in medicina. Perché se non si può impedire che certi errori accadano, si deve comunque cominciare a riconoscerli, ad analizzarli e a fare in modo che non si ripetano. Oppure si può partire dall'analisi dei rischi che si corrono ogni giorno in corsia, per gestirli a monte, nell'ottica di una maggiore sicurezza delle nostre azioni. Riconoscere e gestire gli errori clinici è un'esigenza sempre più pressante nella medicina attuale, dove l'ospedale si è fatto azienda e il malato contratta con il medico il percorso delle cure che dovrà affrontare. Ma la salute è una merce delicata. E al giorno d'oggi gli errori dei medici vengono portati in tribunale. Per questi motivi, è importante riflettere sull'informazione che diamo ai pazienti e sull'importanza del loro consenso consapevole. Ma anche sulla nostra capacità di prevenire le situazioni pericolose, di correggere gli errori e di fare tesoro delle esperienze nostre e degli altri. Il testo raccoglie i contributi al convegno che si è tenuto a Modena il 27 novembre 2003.
156 pagine, 12 euro




Quando cultura era sinonimo di conoscenze letterarie, il medico si collocava fra le persone colte. Cechov, Schnitzler e Céline, per fare qualche esempio illustre, erano medici di professione e scrittori per vocazione. Oggi, nell’epoca della tecnologia, l’incontro fra medicina e letteratura è più arduo, ma anche più fecondo: non è solo un patrimonio culturale, ma la dimensione umanistica irrinunciabile per chi si occupa della salute.