Ospedale e bambini: un binomio tanto stridente quanto inusuale, che costringe a ripensare il rapporto tra il paziente e la struttura che lo ospita. Una struttura di solito gestita e organizzata a misura di adulto. Che valori hanno le scelte e le preferenze dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente ospedaliero? Quale grado di coinvolgimento si può assicurare ai minori di fronte ai problemi di salute che li riguardano? Che tipo di struttura o di organizzazione può facilitare il rispetto dei diritti dei più piccoli? Sono domande che rimandano a un aspetto essenziale della relazione di cura, fondato sull’empowerment del soggetto malato, adulto o bambino che sia, sulla sua capacità di liberare risorse da mettere in gioco nella partita verso la guarigione. Una partita che vede coinvolti non solo la famiglia, ma anche gli operatori sanitari, i bioeticisti, gli psicologi e gli educatori.
155 pagine, 13 euro




Quando cultura era sinonimo di conoscenze letterarie, il medico si collocava fra le persone colte. Cechov, Schnitzler e Céline, per fare qualche esempio illustre, erano medici di professione e scrittori per vocazione. Oggi, nell’epoca della tecnologia, l’incontro fra medicina e letteratura è più arduo, ma anche più fecondo: non è solo un patrimonio culturale, ma la dimensione umanistica irrinunciabile per chi si occupa della salute.