La famiglia del malato è inevitabilmente un soggetto coinvolto in tutto il processo di cure, dall’assistenza alle decisioni di fine vita. Il suo ruolo tradizionale è però cambiato radicalmente: da un lato la responsabilizzazione del paziente l’ha relegata sullo sfondo; dall’altro l’aumento delle malattie croniche rispetto a quelle infettive e acute costringe i familiari a periodi spesso lunghi e dolorosi a fianco del malato. Anche la struttura della famiglia è cambiata: dalle famiglie unipersonali a quelle allargate, lo stesso concetto risulta di difficile definizione, fra la caratterizzazione dei vincoli di parentela e quella della coabitazione. Questi problemi (a cui si aggiungono, nel caso delle famiglie di immigrati, difficoltà linguistiche e culturali), rischiano di rafforzare l’atteggiamento di molti medici che vedono la famiglia come un elemento di disturbo. È però sempre più chiaro che la presenza dei familiari, a casa ma anche in rianimazione, si risolve in un vantaggio per il malato.
112 pagine, 10 euro.




Quando cultura era sinonimo di conoscenze letterarie, il medico si collocava fra le persone colte. Cechov, Schnitzler e Céline, per fare qualche esempio illustre, erano medici di professione e scrittori per vocazione. Oggi, nell’epoca della tecnologia, l’incontro fra medicina e letteratura è più arduo, ma anche più fecondo: non è solo un patrimonio culturale, ma la dimensione umanistica irrinunciabile per chi si occupa della salute.