Manuali
Chi decide in medicina?

Questo libretto è dedicato ai medici che hanno poco tempo. Quelli che, pur essendo molto occupati, ritengono che valga la pena riflettere sul cambiamento in corso nei rapporti tra professionisti sanitari e pazienti e sul modo migliore di farvi fronte. Nasce da un prolungato lavoro di formazione condotto con medici e infermieri. Presuppone numerose ore di ascolto delle domande sul consenso informato, di dibattiti, di ricerca comune di soluzioni eticamente giustificabili. L'etica ha molto da dire sul profilo che deve assumere la nuova relazione terapeutica. Ma non saranno gli esperti di etica a realizzarla: gli artefici potranno essere solo i professionisti sanitari. Questo sapere pratico è loro, non devono lasciarsene espropriare né dai magistrati, né dai filosofi, né dai moralisti. È necessario che si riapproprino dell'importante ambito costituito dalla qualità dei rapporti. Anche se hanno poco tempo.
ed.Zadig-Roma, 2002. 208 pagine, 15 euro



Chi ama le medical humanities non è mai soddisfatto della loro diffusione: si potrebbe fare di meglio e di più, specialmente in Europa, ancor più in Italia. Chi entra in questa dimensione della medicina scopre un arsenale di supporti adatti a permeare di umanità un rapporto complesso come forse nessun altro. Quello con il malato. La frequentazione delle arti e delle scienze umane aumenta dunque le capacità professionali degli operatori sanitari? Come vanno raccordate le competenze umanistiche con quelle mediche? Le medical humanities mobilitano riflessioni etiche, filosofiche, storiche e letterarie per ripensare l’esistenza umana sotto l’impatto della medicina moderna. L’interfaccia tra la medicina e le humanities avviene, dunque alla luce delle possibilità che queste hanno di rispondere alle questioni di fondo dell’uomo, in particolare quelle che sono provocate dalla sofferenza, dalla malattia, dalla ricerca di guarigione, dai limiti dell’impiego della tecnologia.
Quando cultura era sinonimo di conoscenze letterarie, il medico si collocava fra le persone colte. Cechov, Schnitzler e Céline, per fare qualche esempio illustre, erano medici di professione e scrittori per vocazione. Oggi, nell’epoca della tecnologia, l’incontro fra medicina e letteratura è più arduo, ma anche più fecondo: non è solo un patrimonio culturale, ma la dimensione umanistica irrinunciabile per chi si occupa della salute.