1. “Psicologi incontro ai morenti”, in Medicina e Morale, 26, n. 1/2, 1976, pp.79-96.
2. “Il corpo come espressione e come comunicazione nei rapporti umani”, in La famiglia in un mondo che cambia, 3, n.8, 1979, pp. 23-29.
3. “L'analisi transazionale come psicoterapia e come strumento per migliorare le relazioni interpersonali”, in Kerigma e Therapeia, “Quaderni di Camaldoli”, n. 21, 1979, pp. 21-39.
4. “Ipnosi e training autogeno”, in Medicina e Morale, n. 3, 1980, pp. 386-388.
5. “Le terapie di autorealizzazione: interrogativi teologici”, in AA.VV., Cambiare o convertirsi?, Quaderni di Vita Monastica, Camaldoli, 1980, pp. 71-86.
6. “Diventare come bambini”, in AA.VV., Cambiare o convertirsi?, Quaderni di Vita Monastica, Camaldoli, 1980, pp. 117-122.
7. “Sensibilizzazione e consulenza. Linee operative ed esperienza”, in La famiglia in un mondo che cambia, 4, n. 20, 1981, pp. 16-21.
8. “Psiche e spirito: l'incontro tra le scienze psicologiche e la teologia”, in Medicina e Morale, n. 1, 1984, pp. 63-72.
9. “La malattia e la saggezza del corpo”, in Neopsiche, 3, n. 5, 1985, pp. 40-44.
10. “La deontologia professionale dello psicoterapeuta”, in Psicologia Italiana, 8, n. 2/3, 1987, pp. 70-73.
11. “L’ascolto silenzioso dell’altro”, in Famiglia oggi, 2001, n.1, pp. 8-12.
12. “Aprire le porte ai fattori umani”, in Famiglia oggi, 5, 2001, pp. 28-32.




Quando cultura era sinonimo di conoscenze letterarie, il medico si collocava fra le persone colte. Cechov, Schnitzler e Céline, per fare qualche esempio illustre, erano medici di professione e scrittori per vocazione. Oggi, nell’epoca della tecnologia, l’incontro fra medicina e letteratura è più arduo, ma anche più fecondo: non è solo un patrimonio culturale, ma la dimensione umanistica irrinunciabile per chi si occupa della salute.